Hai ricevuto un decreto ingiuntivo e non sai cosa fare? La prima cosa da verificare è il termine per proporre opposizione: di regola è di 40 giorni dalla notifica, ma il giudice può stabilire un termine diverso. In alcuni casi, inoltre, il decreto è provvisoriamente esecutivo e il creditore può avviare prima le procedure per recuperare il credito.
Il decreto ingiuntivo è un provvedimento con cui il giudice ordina di pagare una somma di denaro o di consegnare una determinata quantità di cose fungibili o un bene mobile, sulla base della domanda e dei documenti presentati dal creditore, senza aver prima sentito il debitore.
Cosa fare subito: controlla la data di notifica, leggi il termine indicato nel decreto, verifica se è provvisoriamente esecutivo e raccogli tutti i documenti relativi al debito. Se intendi contestarlo, rivolgiti tempestivamente a un avvocato.
Decreto ingiuntivo ricevuto: cosa controllare subito
Prima di decidere qualsiasi cosa, leggi il decreto con una penna in mano. Sono sei i punti da verificare:
- Data di notifica e termine per opporsi: il termine conta dalla notifica, non da quando apri la busta, e il numero di giorni è scritto nel decreto.
- Data di emissione: il decreto va notificato entro 60 giorni da quando il giudice lo ha emesso (art. 644 c.p.c.). Se ne sono passati di più, ne parliamo più sotto, ma non è un motivo per ignorarlo.
- Creditore e importo: capitale, interessi, spese legali. Confronta i conti con quello che sai di dovere e, se il credito è stato ceduto, guarda chi è oggi il creditore.
- La dicitura “provvisoriamente esecutivo”: se c’è, il creditore può notificare il precetto anche senza aspettare i 40 giorni. A volte è già allegato.
- Il giudice che lo ha emesso: tribunale o giudice di pace, è lì che andrà fatta l’opposizione.
- I documenti allegati al ricorso: servono per capire su cosa si basa la richiesta e dove si può contestare.
Se il credito nasce da una richiesta arrivata mesi fa, può servire rileggere cosa significa una messa in mora o una lettera di diffida, tappe che spesso precedono il decreto. E non confonderlo con una cartella esattoriale: lì il creditore è l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e le regole sono diverse.
Entro quanti giorni bisogna opporsi a un decreto ingiuntivo?
Il termine ordinario per fare opposizione è di 40 giorni dalla notifica, ai sensi dell’art. 641 c.p.c. Il termine può essere diverso se il giudice lo ha ridotto o aumentato nei limiti di legge.
Telefonate, email, promesse di pagamento e trattative non sospendono automaticamente il termine. Se stai negoziando un accordo, conserva le comunicazioni scritte e fai verificare subito la scadenza da un avvocato.
L’opposizione va proposta nelle forme previste dalla legge, di regola mediante atto di citazione notificato al creditore ai sensi dell’art. 645 c.p.c., salve le discipline processuali specifiche.
Decreto ingiuntivo: conviene pagare, trattare o fare opposizione?
Quando conviene pagare un decreto ingiuntivo
Il pagamento può essere la soluzione più semplice se il debito è corretto e l’importo è verificato. Controlla capitale, interessi e spese, chiedi una quietanza e conserva la prova del versamento.
Quando conviene trattare con il creditore
Puoi valutare una rateizzazione o un saldo e stralcio. L’accordo dovrebbe indicare importi, scadenze, eventuali interessi e condizioni per considerare estinto il debito. La trattativa non sospende automaticamente i termini processuali né impedisce di per sé l’esecuzione.
Quando conviene fare opposizione
L’opposizione può essere opportuna se il debito è già stato pagato, l’importo è errato, il credito potrebbe essere prescritto o esistono contestazioni su contratto, interessi o titolarità del credito. Occorrono motivi giuridici e prove adeguate.
Cosa succede se non si fa opposizione al decreto ingiuntivo?
Scaduto il termine senza opposizione, il decreto diventa definitivo e il creditore chiede al giudice di dichiararlo esecutivo (art. 647 c.p.c.). Ottenuta questa dichiarazione, notifica l’atto di precetto, che ti dà di norma 10 giorni per pagare. Se non paghi, può procedere al pignoramento.
I tempi del creditore non sono infiniti: il precetto perde efficacia se entro 90 giorni non si avvia l’esecuzione, anche se può essere notificato di nuovo. Il decreto, invece, di regola resta utilizzabile per 10 anni. Il creditore può anche valutare di iscrivere ipoteca sugli immobili, ma non è una conseguenza automatica.
Cosa può essere pignorato? Lo stipendio fino a un quinto. Sul conto corrente, se ci sono accrediti di stipendio o pensione precedenti al pignoramento, resta protetta una parte pari al triplo dell’assegno sociale e il resto è aggredibile; le somme di altra provenienza si possono pignorare senza questi limiti (art. 545 c.p.c.). Possono essere colpiti anche auto, beni mobili e immobili.
Se il decreto è provvisoriamente esecutivo (succede soprattutto con cambiali, assegni o quando il giudice ravvisa pericolo nel ritardo), il precetto può arrivare subito e il pignoramento scattare dopo 10 giorni, senza aspettare i 40.
Come fare opposizione a un decreto ingiuntivo
L’opposizione si fa con un atto di citazione notificato al creditore entro il termine indicato nel decreto, di regola 40 giorni dalla notifica, e depositato presso lo stesso ufficio giudiziario che ha emesso il decreto (nelle cause di lavoro si usa il ricorso). Le norme, a partire dagli articoli 641 e seguenti, si leggono nel codice di procedura civile pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale. Notifica e deposito hanno regole precise, per questo conviene farsi seguire da un avvocato.
Si apre una causa ordinaria in cui è il creditore a dover dimostrare il suo credito, mentre tu devi provare ciò che eccepisci, per esempio un pagamento. I motivi più comuni sono: hai già pagato, l’importo è sbagliato, il credito è prescritto, interessi o clausole sono contestabili, chi ti chiede i soldi non ha provato di essere il titolare del credito (succede spesso quando è stato ceduto), la notifica era irregolare. Essere in difficoltà economica, da solo, non basta.
L’opposizione non sospende il decreto da sola: se è provvisoriamente esecutivo, il creditore può procedere comunque, a meno che il giudice non sospenda l’esecuzione per gravi motivi (art. 649 c.p.c.). Nelle materie con mediazione obbligatoria, come banche, assicurazioni, locazione e condominio, deve avviarla il creditore (art. 5-bis D.Lgs. 28/2010): se non lo fa, il decreto viene revocato.
Se l’opposizione viene respinta, di norma dovrai pagare il debito, gli interessi e le spese del giudizio, quindi prima di procedere conviene far valutare quanto sono solidi i tuoi motivi.
Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo: quando è possibile?
L’art. 650 c.p.c. ammette l’opposizione tardiva in circostanze eccezionali, ad esempio quando l’opponente dimostra di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto per irregolarità della notificazione, caso fortuito o forza maggiore.
La disposizione prevede anche un termine di chiusura collegato al primo atto di esecuzione. La sua applicazione va verificata alla luce delle circostanze e della giurisprudenza pertinente. Se hai scoperto il decreto soltanto ora, fai esaminare immediatamente notifica, conoscenza effettiva e atti esecutivi.
L’art. 644 c.p.c. disciplina inoltre l’inefficacia del decreto notificato oltre il termine previsto. Non ignorare l’atto sulla base della sola presunta tardività della notifica.